Baleari 2010: diario di bordo

Diario di bordo Baleari 2010

1° giorno – Arrivo a Minorca il 19 luglio 2010

Minorca ci sorprende per la sua coltre verde, arriviamo con il taxi alla marina di porto d’ Addaya dove regnano ordine e silenzio. È un piccolo fiordo con le barche allineate sovrastate dai pini. L’ indomani, dopo esserci quasi impantanati nella sabbia, tra le risate di tutto l’ equipaggio, usciamo verso il largo, ci accoglie il mare spagnolo, un mare pescoso di ricci , destinati alla prima solenne pasta di bordo. Superata la scogliera imponente di capo Caballeria con il faro, ritorniamo in una splendida insenatura, Viola a Ponente. Il fondale è pescosissimo, saraghi enormi, ci vai vicino e non si muovono neanche, murene, ancora ricci. Che fame e che profumo di mare!
Tramonto memorabile per il rosso-viola. Forse la baia ne prende il nome?

2° giorno

Ci svegliamo nella pace assoluta della baia, vicini al faraglione, dove faccio la prima nuotata dopo caffè. Dopo colazione montiamo il gennaker e via verso nord est, ripassiamo sotto il capo Caballeria superando varie baie e spiagge di sabbia giallo oro mai affollate, ma era questo il terribile turismo delle Baleari? Forse Minorca ne è esente. Ci colpisce l a bellezza di un a roccia rossa e ocra stratificata, con una spiaggia di sassi e fondale di sabbia e posidonia intatta. Decidiamo di restare, per fortuna, sarà un bagno memorabile, io e Fulvio scopriamo grotte sommerse dove divertirsi parecchio. Qualcosa ci ricorda Linosa. Ancora ricci e poi a vela verso la Cittadella. Scendiamo in porto e dopo un piccolo trekking tra villette e scogli saliamo in città. Da un ponte levatoio si entra nella città antica, molto ben tenuta. Mangiamo un’ ottima paella innaffiata da Sangria in un elegante locale dei vicoli che ricordano Venezia, il panorama sul porto con antichi palazzi invece ci fa sentire a Bonifacio.L’ umore dell’ equipaggio è ottimo, quasi ideale.

3° giorno

Giornata di navigazione con vento perfetto verso Maiorca, con la costa che non sembra finire mai, che ci accompagna alla nostra destra. Ma quanto è grande l a più grande delle Baleari? IL capitano dice quanto la provincia di Palermo. La nostra destinazione è Puerto Colom, sulla punta della rada ci accoglie la sagoma splendida del faro bianco e nero. La sera scendiamo a terra con il tender alla ricerca di un gelato, l’ approdo è molto ben curato con le piccole barchette di legno bianche tipiche con la vela latina, le “maiorchine” ben allineate. In giro poca gente e molta pulizia! Ma che bravi ‘sti spagnoli……( molto piu’ di noi, non c’è niente da fare).

4° giorno

La mattina bagno in un piccolo fiordo con fondo sabbioso e grossi saraghi, in fondo, spiaggia privata, terrazza resort, ed una villa da sballo con illuminazione privata sugli scogli. Questo si che è lusso discreto

5° giorno

Navighiamo lungo la costa sud di Maiorca, che non ci pare poi cosi’ assediata da case e strade, oltre ad alcuni albergoni tutti ammassati, ricomincia il verde per chilometri. Lasciamo punta Salinas , anche qui un faro sulla punta sabbiosa, e navighiamo per 7 miglia verso Cabrera. Ci accolgono i primi scogli della Conillera, brulli e deserti, poi l’ isola, immersa nel silenzio, appare con la costa alta rotta da grotte e anfratti, ci accompagnano i gabbiani. Arriviamo alla rada dove è permesso il “fondeo”, la distinguiamo per il castello sotto il quale si apre il minuscolo porticciolo. E’ come entrare in un mondo incantato, le barche alla fonda, solo 50 , tutte con il permesso, a terra solo un ufficio ed un bar da lupi di mare, la cantina. Cabrera è tutta qui, avvolta dal profumo del mirto, con i saraghi enormi che vagano lenti sotto gli scogli, ignari dei visitatori. In tutto, sull’ isola non arrivano più di 300 persone al giorno, solo nei mesi estivi. Ancora un bagno stupendo con il tender nelle piccole spiagge protette della baia, a giocare con immensi saraghi e cefali.
Prima del tramonto scendiamo per esplorare l’ isola ed arriviamo sino al faro, perfettamente restaurato, a losanghe bianche e rosse, a guardare il tramonto. Passiamo dalle uniche case, dei proprietari del bar, poi un sito archeologico di epoca romana, ed una piccola centrale di pannelli solari, e ci addentriamo nel verde della macchia intatta e profumata. E’ un vero paradiso. Ci accompagna al ritorno la luna. Le ultime barche possono entrare in rada non oltre le 19, Poi l’ isola piomba in un silenzio immobile, irreale.

6° giorno

A malincuore lasciamo Cabrera, e puntiamo su Ibiza, ci aspettano 10 ore di navigazione. Ci arriviamo a notte fonda e siamo choccati dal via vai di navi traghetto e yacht di paurose dimensioni. L’ isola è davvero folle, se poi paragonata alla paradisiaca Cabrera! Comunque la cittadella medievale, di epoca fenicia, ha il suo fascino, infatti ci torneremo. La marina di Ibiza è impraticabile, pessima l’ accoglienza ai velisti, altissimi i prezzi. Abbiamo giusto il tempo di fare sbarcare gli amici milanesi, con fatica facciamo salire i tre ospiti toscani,nono cè un molo disponibile, e scappiamo letteralmente verso Formentera.
Inseguiti da troppi motoscafi ci dirigiamo verso l’ istmo di Espalmador, facciamo un primo bagno sotto il faro, poi ci facciamo coraggio e decidiamo di andare in rada e scende a terra. Formentera è decisamente più umana ed accogliente. L’acqua in rada è cristallina, l’ ormeggio in rada quasi perfetto. Ceniamo nel ristorante Es Sequi’ che guarda proprio la barca. Serata perfetta, tutte le timidezze si sciolgono davanti ad una buona sangria e nasce ottima amicizia tra l’ equipaggio.

7° Giorno – Formentera

IL mare è davvero spettacolare, trasparenze turchesi che ricordano Lampedusa con la sua sabbia bianca ed i giochi di dune e trasparenze. Il porto di Savina è molto ben organizzato, da un lato la marina con piccoli negozi e residence, dietro una grande laguna con la scuola di vela, un tempo era una salina con canali per far entrare l’ acqua di mare. Mattina, risveglio tranquillo in rada e poi navigazione verso la baia di Saona, troppi motoscafoni , ma il mare è pienissimo di pesci, chissà come mai? nelle nostre Eolie con la maschera non si vede più niente, qui invece…
La costa di tufo, da cui spuntano le sagome dei mulini del sale, tende al giallo rosso, al contrario di Minorca qui è molto arida.
Partiamo il pomeriggio per una bella navigazione di bolina verso la grande baia di Es Puiol, località turistica molto mondana, dove la sera quasi al buio facciamo un attracco un po’ difficile. Avventure notturne dei ragazzi con il tender. L’ indomani ci dirigiamo verso nord est, le piccole isolette di Espardel, deserta, piatta e selvaggia e ci ancoriamo davanti alla spettacolare lingua di sabbia di Espalmador, dove scendiamo a piedi ad esplorare le dune e le scogliere basse. Al tramonto scende una luce spettacolare, che ricorda esattamente i tropici, e facciamo un bagno davvero memorabile. Questo è di certo l’ angolo di mare piu’ bello di Formentera, con la vegetazione protetta da transenne, si vedono tranquilli nudisti e bagnanti, verso il tramonto tutti smobilitano e restiamo padroni del luogo, cena al tramonto con la luna memorabile. Questa si che è vita di mare! Dormiamo in rada ad Espalmador, dal lato opposto si accalcano a decine le barche dei super ricchi. Noi preferiamo l’ altro versante. Luna, silenzio e gabbiani, altro che i bar ed i motorini della terraferma, .nel nostro cuore rimane Cabrera.

8° giorno – verso Ibiza

Non c’è dubbio, Ibiza vista dal mare è molto bella, superato il braccio di mare di Espalmador la costa sale alta, spuntano ville stupende nascoste dal verde del fitto dei pini. Ci dirigiamo dritti verso la sagoma degli scogli di Vedrà e Vedradel, a nord est di Ibiza .Svettano con le creste bianche, li vedevamo già all’ orizzonte ieri sera e ci attiravano molto. IN effetti sono spettacolari, poche barche di intenditori all’ ancora nella piccola rada, la roccia dolomitica forma fondale stupendo con alghe, finto corallo e fioriture come un giardino botanico sommerso. Ancora ricci e pasta!! IL capitano non resiste. Il pomeriggio navighiamo verso la marina di Sant’ Eulalia, abbiamo un posto in porto a prezzi umani, e facciamo rifornimento, arriviamo con la luce per docce e varie. Aperitivo a bordo e poi partiamo in taxi verso la visita della Cittadella, bagno di folla e follia per dei velisti incalliti come noi. IN realtà è tutto ben organizzato, la salita alla città fortificata, la chiesa che domina e sotto i localini. Ci fermiamo per una cena di tapas, molto spassoso il cameriere, uno spagnolo con origini corse, naturalmente gay. Ma qui è normale.

9° giorno – ancora verso Cabrera

Dopo aver fatto cambusa e carburante, a suono di musica house ovviamente, riprendiamo il mare, con la felicità del nuovo permesso ottenuto per un’ altra notte all’ ancora nel parco marino. Ci fermiamo a fare un bagno alla piccola isola di Tagomago, ma troppe barche, gli spagnoli sono come i siciliani molto rumorosi. Ci spostiamo di fronte sulla punta Valls, la roccia nera e piatta ci attira, qui passiamo un pomeriggio da sogno, si apre una baia stupenda con piccole spiagge e scogli affioranti che creano piscine naturali e grotte tra posidonia dove nuotano saraghi e murene. Lo snorkeling è fantastico. Sorpresa per Cristina: cena a terra nel piccolo ristorante Da Salvado’, vino, musica lounge e allegria, grigliata di pesce e paella per il suo compleanno. Scopriamo il volto umano di Ibiza.

10° giorno – Ritorno a Cabrera

Orami siamo come nomadi del mare. Abbiamo bisogno di silenzio, spazio,vento e andiamo in giro a cercarcelo. Anche di notte. IL meteo ed il nostro capitano sono d’ accordo, navighiamo di bolina con la luna verso Cabrera. Faccio il turno all’ alba e vedo i delfini, le prime barche dei pescatori che lavorano alle reti. Arrivati sull’ isola, scendiamo al molo e compriamo il pesce dalle barche, un mega scorfano e altri piccoli da brodo. Finiranno in pentola per una super pasta in brodetto. IL giro dell’ isola al mattino ci rivela tutta la bellezza di questo parco: passiamo ancora sotto il faro, le grotte, gli scoglietti a corona, sulla carta si chiamano Estells,come stelle di mare. Facciamo un bagno molto bello nell’ unica cala dove è permesso stare all’ ancora, Es Burri, con tre rientranze, spiagge di sassi e pineta. Giochiamo con i saraghi e con i cerniotti che stanno fuori dalle tane.
La sera al tramonto saliamo al castello, vista spettacolare sulla costa di Maiorca, tutto diventa rosso, la roccia, il mare ed il cielo. Dormire in rada a Cabrera è davvero un’ esperienza indimenticabile, per il silenzio e la pace sospesa nell’ aria. Il mattino c’è poco tempo, 8.30 e si parte per il lungo rientro che durerà tre giorni e tre notti.

11° o 12 ( ho perso il conto)

Rientro in italia

Abbiamo poco vento di grecale, tra 10 e 11 nodi. Alterniamo vela e motore. L’ umore è ancora alto quando lasciamo la costa di Conillera e gli ultimi scogli del parco, brulli e solitari. Ci si predispone l’ animo per la traversata. Si legge, e si prende il sole. Ma a metà mattinata si sente uno spruzzo e tra l’ eccitazione fortissima capiamo che è una balenottera, il capitano dice un globicefalo. Riusciamo ad avvicinarci e fotografiamo bene il muso squadrato e lucido, il corpo che si immerge e la coda nera che esce dall’ acqua. Che spettacolo e che saluto dalle Baleari.
Navighiamo di bolina, 13-14 nodi ci alterniamo al timone per evitare il mal di mare. La cosa funziona. Il mare è piuttosto difficile. Ci allontaniamo dalla costa di Maiorca e le luci si vedono sin dopo il tramonto. Capiamo di essere al centro del Mediterraneo, qualche gabbiano di mare ci segue ancora, poi salirà una luna rossa incredibile e molte stelle. Le studieremo con l’ astrolabio. La notte in mare è una sensazione forte, a destra si intravedono le luci di Tunisi , davanti il buio, dietro la poppa una scia di grosse meduse fosforescenti e di plancton.. E’ questo che provavano i navigatori fenici e romani sulla rotta da est verso ovest?
. Si fanno i turni per il controllo del timone automatico, c’è chi si alza comunque a fare il caffè, il capitano controlla che tutto fili liscio sinchè avvistiamo la terra sarda, è la costa di S.Pietro. La notte lo sciabordio e l’ onda ci hanno cullati e un po’ storditi, ma al mattino riusciamo a trovare l informazioni per far carburante a Sant’ Antioco. Scendiamo a terra e grazie alla gentilezza della gente sarda, facciamo cambusa e carburante. Restiamo in quattro a bordo, dopo saluti e abbracci vari, colazione e cornetti, per riprendere il mare subito a malincuore, ammirando tra gabbiani e cormorani la costa stupenda di porto Pino, le dune bianche e poi capo Spartivento. Ancora una notte ed un giorno con poco vento, randa e motore per giungere passando da Marettimo e Levanzo sino al porto di Trapani. Soddisfatti e felici.

I commenti sono chiusi.